Assoetica

La network Economy dieci anni fa

18/10/2002

Network Economy

Internet è vecchio
ha più di 30 anni, arriva da Arpanet ed era per pochi utenti. La sua tecnologia è datata, anzi ormai arretrata (protocolli non avanzati, font limitati, no video, lentezza nel trasferimento dei dati …). Sarà veramente a livello quando arriveranno le fibre ottiche nelle nostre case. Con quelle potremo scaricare dalla Rete interi film in pochi secondi.

L’era dei computer è finita
Paradossalmente, dopo averci accelerato la vita in tutti i sensi, i computer hanno terminato il proprio compito. L’era del “calcolo” è finita, il nuovo utilizzo dei computer è legato alla connessione piuttosto che all’elaborazione.

Massa critica
tuttavia negli ultimi cinque anni l’aumento esponenziali degli utilizzatori in tutto il mondo ha raggiunto una massa critica tale da determinare una rivoluzione.

Rivoluzione sociale
Si tratta non tanto di una rivoluzione tecnologica dunque, ma piuttosto sociale. Se ci sono N persone che comunicano, il valore di quella comunicazione aumenta in base al quadrato di N (legge di Metcalf).

Video e Intel
Ma anche la tecnologia porta piccole rivoluzioni. Alla fine dell’anno sarà disponibile sul mercato il nuovo Intel Pentium 2 Mmx, più potente delle work stations che hanno creato Jurassic Park.

L’aumento degli utilizzatori della rete, la massa critica ha generato di fatto un nuovo tipo di economia che sta prendendo il posto dell’economia industriale. Questa nuova economia, legata strettamente all’informazione, possiamo chiamarla compiutamente ” Network Economy “.

E questa nuova economia sta imponendo nuove regole.
Adesso siamo tutti coinvolti in un grande schema per aumentare, migliorare, amplificare ed estendere i rapporti e le comunicazioni fra tutti gli esseri viventi e tutti gli oggetti che produciamo.

Le nuove regole che governano questa ristrutturazione globale sono imperniate
su diversi assi.

Prima di tutto, il benessere in questo nuovo regime scaturisce direttamente dall’innovazione e non dall’ottimizzazione. Cioè, la ricchezza non si produce perfezionando ciò che già conosciamo ma acchiappando, anche “imperfettamente” quello che non conosciamo.

Secondo, l’ambiente ideale per coltivare e sviluppare ciò che ancora non conosciamo sono proprio i “networks” con la loro suprema agilità e sveltezza.

Terzo, la conquista e lo sfruttamento di quanto ancora ci è sconosciuto comporta l’uscire dal conosciuto, per quanto successo ci stia procurando: ” undoing the perfected “.

E infine, nella nuova Network Economy, il classico ciclo ” scopri, sviluppa e distruggi ” accade più intensamente, e più velocemente che mai.

E teniamo conto che anche questa nuova Economia non è definitiva.
Fra una generazione o forse due, quando i networks avranno saturato ogni spazio della nostra vita, magari una nuova serie di regole soppianteranno quelle che si espongono adesso, che vanno prese quindi come prontuario di questo momento.

1 – Legge della connessione (abbracciare la forza silenziosa).
Sta esplodendo il “telecosmo” delle connessioni. I chips stanno rimpicciolendo sia nelle dimensioni che nei costi: tutto è microscopico. Sono così piccoli, e così poco costosi, che ormai possiamo metterli in qualsiasi – letteralmente qualsiasi – cosa noi produciamo.
Chi pensava dieci anni fa che avremmo messo un chip nelle porte per comandarne il blocco e l’apertura?
Oggi la FedEx sta pensando di stampare su ogni pacco un microchip per poterlo rintracciare ovunque nel mondo. Anzi, sarà il cliente stesso che potrà rintracciarlo col proprio computer. La stessa cosa potremo farla con i dischi, i libri, un cappotto o un paio di scarpe, un martello, un barattolo di birra… Perchè no? Fra cinque anni i computer sparsi sulla terra saranno più di mezzo miliardo, e già oggi esistono 6 miliardi di “non computer chips” che pulsano nelle nostre automobili, negli impianti hi-fi o nel forno a microonde.
Dal momento che costano praticamente nulla e possono essere stampati ovunque, sono chiamati familiarmente “jelly beans”. Ce ne saranno 10 miliardi al lavoro fra 7-8 anni, e mille volte tanti poco dopo.

Tutti questi oggetti “chipizzati” possono essere connessi, oggetti inerti che vengono collegati assieme. E tutti gli altri oggetti non fissi che produciamo saranno collegati via radio o laser creando un’altra rete senza cavi ancora più grande di quella che corre su filo.

Questi chip messi ovunque non debbono essere molto intelligenti, cioè non devono trasmettere molte informazioni.

Possono servire a localizzare un animale, a segnalare se un serbatoio è pieno o vuoto, a dire l’ora in cui è stata aperta una porta.

Lavorano sulla forza silenziosa di pochi bit collegati insieme. È lo stesso principio che ha portato alla creazione del world wide web: un pianeta di hiperlinked chips che emette un flusso incessante di piccoli messaggi.
Un super network che collega assieme, via etere o cavo o fibra, migliaia di miliardi di oggetti e di esseri umani.
Stiamo collegando tutto a tutto, e tutti.
E stiamo generando la Network Economy.

2 – La legge dell’abbondanza: il più porta ancora di più
Capitano strane cose quando colleghi tutto a tutto.
I matematici hanno dimostrato che mentre il numero dei nodi in una rete aumenta aritmeticamente, utilità (value) del network cresce in modo esponenziale: pochi utenti allacciati in più aumentano in modo straordinario il beneficio e utilità di tutti i collegati.

Prendiamo ad esempio il fax. Il primo esemplare uscito dalla linea di produzione non valeva niente. Il secondo valeva molto: ci si poteva collegare.
Il terzo ancora di più e così via. Ed ogni persona che utilizzava il fax suggeriva a tutti di comprarne uno, perchè in tal modo aumentava utilità del proprio!
Questo vale per i modem, i telefoni cellulari, una casella e-mail, un programma di computer e decine d’altre cose. Comprando un fax per 200 dollari, si compra utilità di tutto il network dei fax esistenti al mondo. Più le cose sono abbondanti, più acquisiscono utilità e quindi valore, contraddicendo due assiomi dell’economia industriale. Il primo è che il valore deriva dalla scarsità di un bene: l’oro, i diamanti, il petrolio. E il secondo rinforza il primo: quando un bene è prodotto con abbondanza, il suo valore tende a diminuire. Che valore ha più un tappeto di lana quando può essere fatto a migliaia dalle macchine?

Ma la logica del Network capovolge le regole dell’economia industriale.
Nella Network Economy il potere – la forza – deriva dall’abbondanza: le copie sono sempre meno costose da produrre, e quindi facciamole proliferare, perchè generano abbondanza e quindi valore. Conta la diffusione della capacità di relazionamento: da un programma di computer a una batteria a un televisore, più è diffuso lo standard più conviene adeguarvisi e adottarlo.

In futuro questo varrà per qualsiasi altra cosa producibile e replicabile, dai flaconi di vitamina ai cibi, dal momento che il costo di ogni copia prodotta tende ad abbassarsi mentre il vantaggio della rete (network) che lo inventa, produce e distribuisce aumenta. Dove la spesa di produrre un’altra copia diventa irrilevante – e questo succede per un numero sempre maggiore di oggetti – il valore e utilità degli standard, e dei network, esplode.

3 – Legge del valore esponenziale: il successo è non-lineare.
L’archetipo che illustra l’esplosione di un successo nella Network Economy è proprio Internet. Dagli anni 60 quando è nato, ai primi anni 90 la sua linea di sviluppo sulle coordinate cartesiane non si staccava da zero. Poi, attorno al 1991, gli host collegati sono aumentati come funghi in tutto il mondo, seguendo una curva esponenziale.

I biologi conoscono questo andamento, perchè riflette praticamente proprio un sistema biologico. Stiamo assistendo a una crescita biologica in sistemi tecnologici.
utilità si dilata esponenzialmente col crescere dei membri collegati a un network, e questa maggiore utilità a sua volta attira nuovi soci: il circolo virtuoso si amplia fino a quando tutti i membri potenziali non sono collegati. Tutti possono scambiarsi dati a basso costo e in qualsiasi momento. Il grande network incomincia a formarsi, e impone la sua logica di potere.

Le stesse leggi che ne creano la forza possono determinarne la caduta. Piccoli fatti possono portare grandi effetti: un nuovo standard può provocare un ribaltone economico mondiale da un giorno all’altro, mentre grandi perturbazioni possono indurre effetti quasi impercepibili.

Nella Network Economy, il successo non è lineare. Al contrario, è non-lineare.

4 – Legge dei punti-chiave: la rilevanza precede il momento di svolta.
Un’altra similitudine del sistema biologico con la Network Economy. Il successo diventa “infettivo” e si sparge a macchia d’olio così velocemente che diventa difficile, per un “non infetto”, resistere ( per quanto tempo potete “resistere” senza un telefono? ).In epidemiologia il momento in cui si passa da una affezione locale ad una a vasto raggio si chiama ” tipping point “. In qualsiasi business c’è sempre un tipping point, passato il quale il successo è capace di autoalimentarsi.

Ma nella Network Economy i bassi costi fissi, i costi marginali di produzione sempre più irrilevanti e la rapidità di distribuzione abbassano di molto la soglia del tipping point rispetto all’economia industriale.
Piccoli indizi iniziali possono portare a una posizione dominante rapidissimamante.
E “soglia più bassa” vuol dire che il margine di tempo che abbiamo – il tipping point – per prendere attentamente in considerazione e valutare un andamento, una crescita o un’innovazione, è molto più breve di quanto lo fosse nell’economia industriale.

Diventa essenziale sorvegliare gli eventi prima che varchino la soglia della rilevanza, perchè quando la raggiungono, non sono più controllabili o non ne possiamo più cogliere il vantaggio.
Come la foglia del mughetto che ogni notte raddoppia di dimensione fino a quando, d’improvviso, copre un quarto del giardino e la notte dopo ne copre metà e quella dopo lo cancella del tutto. D’improvviso.
Il web raddoppia ogni 6 mesi, come se fossimo all’inizio di un caldo network d’estate, finchè all’improvviso …

5 – Legge della risposta crescente: fare circoli virtuosi. utilità il valore esplode con l’aumentare delle associazioni alla rete, e questo aumento di valore a sua volta richiama nuovi iscritti. Questo innesca la prima legge del network, dei ritorni crescenti.

A Silicon Valley ogni innesco di nuove aziende ha richiamato altri inneschi, determinando un’esplosione di imprese nella stessa area, ciascuna delle quali beneficia della presenza e del know how delle altre.Nell’economia industriale l’economia di scala cresce in modo lineare mentre nella network economy la legge dei ritorni crescenti aumenta in modo esponenziale.

E mentre nella prima economia il beneficio va a esclusivo vantaggio dell’azienda che opera le economie di scala, nella seconda il beneficio ricade ed è condiviso da tutto il network. Ne deriva che Silicon Valley è diventata come un’unica grande azienda, dove la lealtà e l’affezione di chi lavora non è concentrata sulla singola società ma sull’intera comunità Ci stiamo avviando verso una situazione in cui c’è più attaccamento al network che alle singole società che ne fanno parte.

D’altra parte il network dà parecchi vantaggi ai nuovi arrivati, in termini di know-how, conoscenza di base e cultura dell’ambiente, interscambio di dati. Un capitale che per una singola azienda è difficile da conquistare e costa molto sia in tempo che in denaro. Condividendo un protocollo, uno standard, si acquisisce di colpo un capitale di informazioni. Di conseguenza la Network Economy premia gli schemi che prevedono decentralizzazione, dove ciascuno alimenta il web con la sua parte di innovazione e informazioni, e penalizza le strutture chiuse.

Si tratta di un circolo virtuoso che il sistema stesso chiede di alimentare, generando a sua volta altri circoli virtuosi…

6 – La legge dell’inversione di prezzo: anticipare il ribasso.
Questa legge del Network lascerebbe di sale un consumatore di inizio secolo: il meglio costa meno ogni anno che passa. Ormai ci stiamo abituando e non ci sorprendiamo più ma dovremmo meravigliarci di questo paradosso che è il motore traente della nuova Economia.

Il microprocessore ha sconvolto l’equazione del prezzo, e nella nuova era dell’informazione il cliente finale si è subito abituato all’aspettativa di avere il meglio al minor prezzo. Sembra addirittura che più un bene è di alta qualità meno debba costare… Di fatto i microprocessori riducono il loro costo del 50% ogni 18 mesi, oppure raddoppiano di potenza.

Un tecnocrate-economista, George Gilder, prevede per i prossimi 25 anni che l’ampiezza di banda delle comunicazioni triplicherà ogni anno, con un costo per bit trasmesso tendente a zero.

I costi di intermediazione stanno puntando verso il basso, o la gratuità e così la stessa informazione, dalle quotazioni di borsa ai titoli dei quotidiani. Ogni bene riproducibile in copia, sia esso tangibile o intangibile, obbedisce alla stessa legge di inversione del prezzo e diventa meno costoso mano a mano che migliora di qualità

Le auto non saranno mai gratuite, ma il costo per chilometro tenderà sempre più verso il basso. Così è probabile che fra poco ci faranno un’offerta ”
tutto l’uso del telefono che vuoi ” gratis, o quasi, dandoci al tempo stesso una trasmissione migliore per qualità e velocità

Come si guadagna?

Reinventando la funzione, e la funzionalità del telefono. Offrendoci più banda a minor prezzo, aumenta il nostro bisogno di consumarne: una linea per il telefono fisso, una per quello mobile, una per il fax-modem e un domani altre linee per molte funzioni della casa comandabili a distanza. Tutte queste esigenze ampliano grandemente quello che prima pensavo fosse l’uso del telefono.

Statisticamente ogni nuova invenzione genera il bisogno, e il desiderio, per due nuove. Nella Network Economy si può contare perciò sul fatto che il meglio (quello replicabile) ci verrà offerto a un costo sempre minore; e quando questo accade, genera uno spazio attorno per qualcosa di nuovo e desiderabile.

Occorre anticipare il “cheap”.

7 – La legge della generosità segui il “gratis”.
Mettendo insieme la legge # 2 e la legge # 6 ne deriva che le cose più di valore e più utili dovrebbero essere quelle che vengono distribuite gratis (o quasi).
Microsoft diffonde sulla rete il suo browser Internet Explorer; Qualcomm fa la stessa cosa con Eudora, lo standard e-mail; l’antivirus McAfee è regalato al ritmo di un milione di copie al mese, per non parlare di Netscape che è stato prima regalato in 40 milioni di copie per creare il parco di utilizzatori.

Poi si vendono gli sviluppi e gli upgrades dei prodotti, e si guadagna ancor di più determinando l’orientamento del mercato, sino a raggiungere quotazioni elevatissime in borsa. Infatti più le copie di un prodotto sono abbondanti sul mercato, più il prodotto è appetibile, perchè usato da tutti, affidabile e specialmente utile. Una volta che il prodotto acquisisce questi valori, la società vende i collaterals e può continuare nella sua politica di distribuzione gratuita.
Succederà – dopo i cellulari – anche per le antenne paraboliche e per i decoder, che creano il mercato per le pay-tv.

Per sopravvivere in questo approccio gratuito, le società pensano alla politica di prezzo già partendo dal presupposto che dovrà essere distribuito gratuitamente, o a un prezzo (o canone) estremamente ridotto.

Sun distribuisce Java quasi gratis perchè vende i server, e così Netscape.

L’unico elemento che diventa sempre più scarso in un mondo di abbondanza è l’attenzione umana. Ha un limite invalicabile di 24 ore la cui destinazione può essere variata ma sempre rispettando il limite.
E regalare beni e servizi certamente è uno dei modi migliori e più apprezzati per attirare l’attenzione.
Attenzione vuol dire share of mind, e questa vuol dire market share.

Oltre ai casi già visti, è imminente l’ingresso nel ” give away ” di guide, cataloghi, e beni più costosi come macchine fotografiche e quant’altro. I prodotti così distribuiti possono permettersi d’essere offerti in una fase “protocommerciale”, cioè non ancora completamente sviluppati.

Lo sviluppo finale verrà fatto con l’aiuto dell’utente che, avendo il prodotto gratis, è ben contento di aiutare a implementarlo, portando innovazione gratuita.
Così l’innovazione passa attraverso la relativa inefficienza della ” gift economy ” per poi esplodere nella piena efficienza, anche economica. Impensabile pochi anni fa distribuire un prodotto semifinito, nella nuova economia è non solo utile e prudente ma sta diventando vitale.

8 – La legge della fedeltà prima di tutto alimenta il Web.
La differenza fondamentale “noi – gli altri” sta perdendo gradualmente significato. Nella nuova economia l’unico ” inside ” è se si è nel network o fuori da esso. La lealtà il senso di unione incomincia dall’appartenenza allo standard: sei Windows o Mac?

Il mondo intercollegato sta massimizzando il valore dell’intera infrastruttura (network) e riduce quello della singola azienda. Le singole organizzazioni commerciali debbono basare la loro collaborazione e lealtà sulla scelta comune degli standard, dal momento che il successo di una induce il successo di tutte le altre.

Le relazioni d’affari all’interno del Network sono dunque più cruciali, e devono essere più durature di quelle dell’economia industriale. In ogni network valgono queste leggi, per cui è bene prima di tutto assicurare lo sviluppo e la prosperità del web.

9 – La legge dell’involuzione: puntiamo verso l’alto.
Il destino di attività commerciale non dipende solo dai suoi meriti ma dai suoi vicini, dagli alleati, dai concorrenti e naturalmente dall’ambiente che la circonda.
Siamo in un ambiente instabile e turbolento. Nuove nicchie compaiono d’improvviso, e quasi altrettanto rapidamente svaniscono. Un concorrente che non avete mai visto, anzi che non esisteva ieri, è capace d’essere in cima alla montagna domani, ma dopodomani la stessa montagna potrebbe non esistere più
Biologicamente un organismo capace di adattarsi perfettamente ai tempi viene collocato in cima alla “montagna” su cui vuole arrampicarsi per dominare la situazione. Nella Network Economy tuttavia è molto difficile discernere fra le vere montagne e i falsi picchi.
Una società che investe tempo e denaro per essere la miglior produttrice di hard disc, per esempio, può trovarsi di colpo giù dalla montagna perchè l’hard disc stesso non serve più brutalmente superato da un nuovo prodotto.
Ne deriva che in questa nuova economia, il rischio di “addormentarsi sugli allori ” immobilità diventa certezza, cioè inevitabile.
Presto, piuttosto che tardi, un prodotto sarà sostituito da un altro: il fatturato che sostiene oggi molte aziende è generato da prodotti che 5 anni fa non esistevano, e l’accelerazione aumenta.

Mentre un prodotto è al suo massimo potete star certi che ne sta arrivando uno nuovo che cambierà le regole.

La soluzione è una sola.
L’organismo (l’azienda) deve avere la capacità di mettersi in discussione, quasi indurre un autodegeneramento che lo porta ad essere insoddisfatto, meno adattabile, meno ottimizzato, così da poter ridiscendere dalla cima nella caotica valle in basso e puntare di nuovo verso l’alto, con le stesse motivazioni e capacità dei competitors che lo stavano attaccando.

Certo per un’azienda è difficile accettare un atteggiamento del genere, sembra impossibile, o comunque folle abbandonare qualcosa che funziona bene per ricominciare daccapo. Ma pensarla così vuol dire avere minor adattabilità dei competitors e per definizione chi ha minore adattabilità va verso l’estinzione. Per cui, identificare la prossima cima da scalare è condizione di vita o di morte per un’azienda.

Scendere nuovamente nel caos per puntare in alto sarà fra poco non un atto di coraggio ma una routine per sopravvivere. Ne deriva che nella Network Economy la capacità di lasciare (vendere) una società al suo apice, mentre si trova in cima alla montagna (provvisoria), sarà senza prezzo.

E intanto chi lascia punta nuovamente verso l’alto.

10 – La legge della sostituzione: vince la rete.
Tutti abbiamo notato che negli ultimi anni qualsiasi oggetto pesa di meno, pur offrendo sempre le prestazioni per cui è stato concepito ed anzi migliorandole. La massa viene progressivamente sostituita dai bits, cioè dall’informatica.
La Network Economy favorirà sempre più questo processo fino a che la vecchia economia industriale non sarà soppiantata, ovunque possibile, dalla nuova. Le aziende tradizionali verranno inesorabilmente attaccate, e spazzate via, dalla logica e dalla potenza del network.
La maggior parte dell’energia che consuma un’automobile serve a spostare l’auto stessa e non i passeggeri. Così il peso dell’auto deve diminuire, in modo che il motore possa essere più piccolo, e questo consente di fare un’auto ancora più piccola e leggera.

I materiali “intelligenti” stanno sostituendo l’acciaio.
Nel 1997 un’auto media pesa 1440 chili ma nel 2020 ne peserà solo 520.
Le auto saranno anche più sicure, guidate sulla maggior parte dei percorsi da cavi collocati sotto il manto stradale, e consumeranno meno, sempre meno. Diventeranno non auto con chips a bordo, ma chips con le ruote … e così gli aeroplani, sempre più chips con le ali, e le case, sempre più chips con inquilini!

Le nuove auto – come saranno disegnate, costruite, montate e dirette – dipendono dalla logica di network e dal potere dei chip.

11 – La legge del rimescolare: ricercare un disequilibrio “sostenibile”.
Questa economia assomiglia sempre più ad un organismo, intercollegato e che si co-evolve, in costante movimento, seguendo la ineluttabile tendenza della natura verso il disordine e il mutamento, ove alcune speci non riescono a sopravvivere ed altre compaiono.
Così le industrie sono raggruppamenti indefiniti e fluttuanti di società disparate.
Più che in cambiamento, sono in “rimescolamento” continuo, quasi una forza creatrice che distrugge e al tempo stesso rigenera.

Nel Texas si è rilevato statisticamente che la longevità di un’impresa s’è dimezzata negli ultimi vent’anni, ma al tempo stesso il Texas è il paese che genera più ” new jobs” di tutti. Il business che terrà attivi e in vita i Texani nei prossimi dieci anni non esiste ancora…

Ironicamente, solo alimentando questo rimescolamento distruttivo e rigeneratore si può trovare stabilità Questo è un concetto cui ecologisti e manager di grandi network sono familiari.
L’innovazione è una scelta di spaccatura, demolizione, condizione inevitabile di evoluzione. Si tratta quindi di riuscire a creare, e sopportare, un costante disequilibrio, un disequilibrio controllato. Sviluppare questo tipo di rimescolamento , guidando l’organizzazione al limite del caos, sapendo cosa occorre rompere e abbandonare per generare innovazione, sarà pertanto un’arte difficile e ricercatissima.
Paradossalmente, difendere la produttività ed il successo non possono che prolungare una situazione di “miseria”.

Occorre ricercare un disequilibrio controllabile.

12 – La legge dell’inefficienza: non risolvere i problemi.
L’aumento della tecnologia non ha portato, per ironia, un aumento di produttività
Questo perchè la produttività è esattamente la cosa sbagliata da perseguire.

Gli unici che debbono preoccuparsi della produttività sono i robot, dove infatti si sono raggiunti risultati notevoli.

Ma non vediamo aumenti significativi di produttività nel settore dei servizi.

Il fatto è che la produttività misura solo quanto ” bene ‘” un operaio può fare la cosa sbagliata. Qualsiasi lavoro che possa essere misurato in produttività dovrebbe essere eliminato.

L’era industriale si chiede: come posso far meglio questo lavoro? Questa viene definita produttività La nuova economia si chiede: qual’è il lavoro giusto da fare?
In questa nuova ottica, fare esattamente la prossima “cosa giusta da fare” è molto più “produttivo” che far sempre meglio la stessa cosa.

Per riuscire a capire qual’è la prossima cosa giusta da fare, il modo miglioreè sprecare il proprio tempo, anche sul web.
Buona parte dell’innovazione di oggi arriva da ragazzi di 20 anni che “sprecano” magari 50 ore alla settimana sul web, impadronendosi di ogni segreto della navigazione ed esplorando quello che fanno gli altri in tutto il mondo, e specialmente senza preoccuparsi se “hanno sottratto tempo prezioso” a qualche altra attività
E’ dalla loro capacità di astrarsi che arriva il futuro. Il collo di bottiglia non è la mancanza di produttività ma quella di immaginazione.

Se cerchiamo sempre e solo di ottimizzare le soluzioni, non riusciamo ad acchiappare le nuove opportunità per mancanza di immaginazione.

Pertanto l’invito è ” non risolvete i problemi, cercate nuove opportunità “. Infatti quando risolvete un problema impegnate tutte le vostre energie su un punto di debolezza, mentre quando cercate le nuove occasioni siete perfettamente in linea con il meglio che il grande Network possa darvi.