Biografia
Strategie militari, piani economici, progetti politici, decaloghi
etici: è questo il lessico con cui sì è da
sempre espresso l'agire dell'individuo occidentale. Per raggiungere
un obiettivo si predispongono dei mezzi adeguati per conseguirlo.
Niente di più familiare per noi che, sin dai Greci abbiamo
misurato l'efficacia di un'azione in base ad un astratto modello
di riferimento, dunque il nostro impegno nel mondo.
Ma siamo sicuri che un'azione è efficace se traduce nella
prassi, realizzandolo, il piano predisposto teoricamente? No, a
questo interrogativo, che riguarda, più in generale, i rapporti
tra l'individuo e la realtà, neppure lo stesso pensiero realista
europeo ha saputo dare una risposta convincente. Ne è persuaso
François Jullien, filosofo e sinologo francese tra i più
stimati, che lavorando sulla teoria dell'azione e dei conflitti,
ha elaborato spunti e concetti di grande interesse: dall'idea
presente nel pensiero cinese della guerra- di altri modi dell'azione
efficace, a quella non tanto di azione quanto di trasformazione,
di "far sì che l'altro faccia", assecondando le
potenzialità offerte dalle situazioni. Un'idea in cui prevale
un concetto di immanenza, vale a dire di qualcosa che scaturisce
dai processi stessi.
Ha scritto un libro sul concetto cinese di strategia, il "Trattato
dell'efficacia".
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