Albo professionale degli Ethics Officer |
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Guido Tassinari Da dove vengo Ho fatto tanti mestieri, alcuni a bassa specializzazione, a Milano e in giro per lItalia (camionista, imbianchino, strillone, aiuto-cuoco, bambinaio, clown, venditore di cinture di sicurezza), altri ad alta specializzazione (osservatore dei diritti umani e supervisore elettorale per Onu, governo italiano, Osce in Centramerica e Balcani, ricercatore per il censimento americano, esperto di asilo e aiuti umanitari per varie Ong e in vari paesi, valutatore di politiche pubbliche per la sanità e leducazione). In mezzo, prima durante e dopo, ho insegnato a bambini e adulti, tenuto conferenze e formazioni, aperto una scuola di italiano per stranieri poveri e una di cucina per americani ricchi, fatto leducatore nei servizi sociali, condotto programmi di avviamento al lavoro di emarginati, scritto libri di divulgazione scientifica e di approfondimento di temi dei programmi scolastici e universitari, suonato male, ahimè- tromba e trombone. Aaah.. ho un dottorato in diritto internazionale e una laurea in scienze politiche (indirizzo economico-statistico), una discreta familiarità con i computer, e -essendo parte di una famiglia mista- parlo e scrivo quotidianamente in inglese e spagnolo, quasi quanto in italiano. Dove e perchè ho incontrato Assoetica Quando, nellestate del 2003 -ormai a Milano da qualche mese- mimbattei in Assoetica (su un settimanale femminile!) mi parve subito lambiente giusto per impegnarmi a cercare di far incrociare i due punti di vista, e miscrissi al primo Master in Business Ethics Management. Terminato il Master, sebbene abbia continuato a lavorare nel mio campo - tentando però di vedere le politiche sociali e nei diritti umani sempre più in unottica economicista, ancora piuttosto estranea al non profit italiano- sono rimasto legato ad Assoetica, il che mi ha permesso di commettere delle incursioni nellaltro campo quello del lavoro for profit- e ho cominciato a scrivere articoli e storie in riviste di discussione di temi legati al lavoro e allorganizzazione, cercando specularmente di introdurvi virus a essi tradizionalmente estranei, in specie quelli prodotti dai diritti umani e dallintercultura. Dove vorrei andare Un luogo comune da sfatare, però, è quello che questa scarsità sia dovuta al sottodimensionamento delle imprese italiane, il che sottenderebbe che le piccole e medie imprese non possano fare ricerca e innovazione. Può essere vero se si consideri la sola ricerca scientifico-tecnologica e solo in alcuni -non tutti- i settori, ma non cè niente di più falso se si guarda piuttosto alla ricerca sui processi produtivi e organizzativi: lì proprio investimenti sulla propria etica dimpresa possono invece costituire il volano della ripresa. Sia in termini di processo che di prodotto, infatti, un bene o servizio realizzato più eticamente è diverso -quindi innovativo- da uno apparentemente uguale ma realizzato senza quel valore aggiunto, e lentità dei finanziamenti necessari è sicuramente alla portata anche delle piccole e medie imprese. Vorrei allora che ci fosse più coraggio da parte di imprese e organizzazioni nel coinvolgere voci esterne -come Assoetica!- e investire in intraprese non immediatamente produttive, con la fiducia che da tanti semi gettati qualcosa prima o poi nascerebbe, che è poi la logica tanto della migliore ricerca scientifica pura, sia dei (pochi, ahimé) programmi umanitari che funzionano, quanto di quel venture capitalism che ha fatto la fortuna di Silicon Valley. E mi sembra che siano esempi incoraggianti... |