L’etica negata: l’equilibrio perduto si può ripristinare?
Possiamo essere protagonisti più consapevoli di una progettualità migliore?
Concentriamoci sull’azione
COSA VUOL DIRE ESSERE LIBERI
Quando parliamo di etica dobbiamo parlare del significato che vogliamo dare a “essere liberi” tenendo conto che siamo nell’ambito di una relazione tra almeno 2 persone, che c’è la presenza di un Altro e che
la relazione implica un’azione.
Senza libertà non c’è etica perché non siamo liberi di scegliere il comportamento adeguato alla situazione –alla relazione- e di decidere l’azione conseguente.
Essere liberi vuole anche dire creare le condizioni per introdurre l’etica nell’ambiente di lavoro.
Quanto siamo attivi su questo fronte?
TANTE ETICHE INDIVIDUALI
L’etica e quindi la business ethics accoglie tante diverse ottiche quanti sono i protagonisti della relazione.
L’etica degli hacker ad esempio enfatizza il dire, il condividere perché c’è il presupposto che la condivisione dell’informazione è un bene e un vantaggio di straordinaria efficacia. Scrivendo un free software l’hacker ha il dovere etico di condividerlo, secondo il convincimento dell’Accademia di Platone dell’idea “concertata” nella quale la conoscenza viene condivisa liberamente.
Ma in una nostra azienda quanto sarebbe praticabile questa ottica?
Perché l’ottica dell’hacker è ispirata da motivazioni diverse da quelle del capitalismo protestante dell’etica del lavoro e da quello della net-economy del denaro. Per l’hacker nelle motivazioni c’è la passione, la creatività, la vita sociale e anche l’intrattenimento, il divertimento … in questa sua ottica l’etica negata non ha diritto di esistenza.
Abbiamo un’ etica da proporre alla nostra azienda?
ETICA IMPEDITA
nell’ottica dominante del nostro attuale sistema di lavoro parlerei di etica impedita prima che negata. Negare implica infatti una fase di ascolto, di apprendimento, di valutazione e decisione. Il dilemma etico si pone, chiede un’azione e lo si affronta: Sì/No. C’è comunque un impegno.
Invece spesso dobbiamo affrontare una sorta di congiura del silenzio che si concretizza in negazione dell’etica come notizia non data –non voluta dare-, a partire dal mondo del business a quello del giornalismo. L’etica negata ha un aspetto non solo privativo ma aggressivo e vagamente punitivo.
Ogni professione ha una sua identità, un suo scopo di essere che la caratterizza e questo scopo deve avere una relazione, più o meno stretta, col bene comune. Se non c’è lo spazio per l’ethos comune dobbiamo rivolgerci sempre di più a norme che impongono comportamenti e azioni e così limitano l’assunzione delle responsabilità individuali.
E’ quello che sta accadendo: la disinformazione ci impedisce, anche quando lo vogliamo, di essere etici.
Per evitare l’insidia dell’etica impedita – o velata – spesso anche inconsapevolmente dobbiamo essere dei buoni sorveglianti più propensi a unire, come esorta Edgar Morin, che a separare.
Siamo consapevoli dell’etica impedita e cosa possiamo fare per contrapporci?
LA TRAPPOLA DELLA LEADERSHIP
Tutti noi in qualche modo amiamo essere leader, vederci riconoscere qualità da leader, facciamo e consigliamo ai topo manager corsi di leadership. Ma il leader per essere tale ha bisogno di followers in mancanza dei quali non serve. Chi vede o riconoscerebbe un leader con 8 seguaci?
Il problema etico nasce quando il leader per avere tanti followers assume atteggiamenti e pretende eccezioni non consentite agli altri normali, la cui ammirazione nasce proprio dall’eccezionalità del loro capo che “ può permetterselo … “ . Lui pretende – e ostenta – una immunità etica che invece gli altri sono tenuti a rispettare e ciò nonostante – o proprio per questo – lo riconoscono leader.
Il buon leader, senza rinunciare alle sue doti deve essere consapevole che più della metà della sua vita personale e professionale la passa dall’altra parte del banco, follower come gli altri. Per i suoi bisogni fisici, intellettuali, di salute, per ignoranza o incompetenza, dipende da altri– il pilota dell’aereo, il commesso di banca, il chirurgo, il cuoco, il contabile, il maestro di tennis, l’operatore telefonico – che in quella specifica situazione sono loro il leader.
Come leader, siamo dei buoni followers?
GOODNESS E COMPASSIONE
Con questa consapevolezza egli non negherà il rispetto del lavoro e la dignità personale ai suoi followers, non li scollerà dalla loro l’etica personale e lui sarà un buon leader. Sarà animato non già dalla comoda e distaccata “comprensione” ma dalla compassione, la sua capacità disinteressata di partecipare “ all’altro “ e dell’altro. E non avrà pudore o paura di usare la parola “ bontà “, gli sarà familiare il termine “ goodness “ e sarà capace di dimostrare la formidabile integrazione tra i due atteggiamenti mentali, i Due Mondi di Martin Buber, Io – Tu, il mondo della relazione: la Bontà e il Guadagno che vivono e si alimentano delle stesse azioni: Listen, Affirm, Play, Share, Talk, Imagine.
Siamo capaci di provare compassione, e di dimostrarla?
IL MONDO IRRESPONSABILE
Un altro aspetto dell’etica negata è l’irresponsabilità. Il comportamento scriteriato della mia azienda, del mio studio professionale, del mio negozio, della mia famiglia, della mia squadra di calcio … genera delle reazioni di cui devo considerare le conseguenze come azioni personali.
Altro esempio.
Il claim “passion to perform” di una grande banca tedesca. Quando hanno approvato la campagna (chi?) che cosa intendevano per “passione”, e di chi? Della sede centrale, delle agenzie, dei topo manager, dei promoter finanziari? Passione, come ha rilevato Hans Kung indica uno stato d’animo di eccitazione spesso difficile da governare. E infatti, con la crisi economica tutt’altro che finita, la banca “persegue un utile del 25% al netto delle tasse”.
Qualcuno, nella banca e della banca, si sarà certo chiesto come questo sia possibile senza superare i livelli di rischio accettabili, e a scapito di chi? E’ evidente che a quel qualcuno non è stata consentita la stessa “passione” di opporsi alla campagna e le conseguenze della nuova decisione irresponsabile coinvolgeranno ancora una volta tutti gli stakeholder a beneficio ancora una volta di pochi shareholder.
Siamo pronti ad agire subito non unendoci agli irresponsabili?
INVITO ALL’AZIONE: RESET
Le conseguenze dell’etica violata – negata, nascosta, impedita, velata – le vediamo quotidianamente in quella che Bauman ha definito Modernità Liquida , l’esigenza irrinunciabile di avere a portata sempre e comunque un’ Exit per rinunciare a un lavoro che non soddisfa , non dover affrontare un impegno, liberarsi di una relazione difficile senza affrontare il dilemma etico.
Ma è anche possibile ripristinare l’equilibrio perduto –se c’era- decidendo di assumersi la propria parte di responsabilità da buon cittadino. E, accettando l’impegno etico, prendendosene anche un po’ di quella dell’Altro.
Bruno Bonsignore
15 aprile 2011














