Assoetica

Del Disegno. La questione dello stile

Una riflessione di Bruno Bonsignore e alcune domande ai Relatori del convegno organizzato a Meina dalla Fondazione Europea del Disegno:
Michel Onfray, Durs Grunbein, Helmut Friererich Lachenmann, Omar Calabrese, Ofer Lellouche, Antonio Prete, Philippe Bonnefis

La questione dello stile che relazione ha con l’etica?

Levinas afferma che l’etica è un’ottica, uno dei possibili punti di osservazione, così lo stile è uno dei possibili modi di espressione. Ma mentre il problema etico non si pone se non c’è una relazione, la questione dello stile può prescinderne. E’ squisitamente individuale.

Ricercando una relazione tra stile ed etica rifletto che la natura dello stile in quanto descrizione di un luogo o esposizione circostanziata di un avvenimento, di un’opera d’arte o un’atmosfera musicale è “essere” laddove l’etica in quanto relazione è necessariamente “divenire”.

Infatti uno stile in trasformazione sarebbe per definizione sempre diverso e cesserebbe per ciò stesso di essere tale mentre l’etica, non definibile in una descrizione ancorché virtuosa, è libera da ogni stile e prende vita proprio quando l’azione inizia.

Mi concentro quindi sul momento di transizione, su quel limite invalicabile -per lo stile- oltre il quale perderebbe, entrando nel divenire, la sua natura di “essere” descrivibile e riconoscibile che è invece imprescindibile per l’etica, nella sua logica di relazione-azione necessaria l’assunzione di responsabilità.

La riflessione su stile-essere/etica-divenire mi stimola a chiedere ai relatori, in occasione dell’appuntamento di Meina, dei coni di luce sul loro rapporto con lo stile e con l’etica.

Da Michel Onfray vorrei un cono di luce sulla sua etica di vivere il sé, l’uso del corpo e la cultura materialistica e laicista. E’ uno stile di vita?

Al cono di luce di Durs Grunbein chiedo di aiutarmi a capire se nel poema “sulla neve” si è posto il problema della transizione dalla natura solida a liquida e se ha determinato eventualmente lo “stile” del passaggio.

A Helmut Friederich Lachenmann propongo un cono di luce per illuminare la sua musica concreta, se pur così prossima – alle mie orecchie – alla transizione: il balletto di Béjart con la Symphonie pour un homme seul ha uno stile descrivibile? È un “essere” o un divenire?

Al cono di luce di Omar Calabrese chiedo una testimonianza di quanto sia arduo dare vita a un segno – a uno stile definito – animandolo con un rinvio a un’interpretazione, un qualcos’altro, anche a un “fare” che può collidere con lo stile da cui è generato.

A Ofer Lellouche chiedo di illuminare il passaggio dalla volatilità sempre cancellabile della video art alla perpetuità dell’incisione.

Al cono di luce di Antonio Prete chiedo se “crescere tra due orizzonti marini” sia una questione di stile (di vita?) e “ l’ultimo giorno dell’anno passato a veder tramontare il sole sullo Jonio e il primo del nuovo anno aspettando che sorga sull’Adriatico “ sia accettare la transizione, un divenire?

E al cono di luce di Philippe Bonnefis chiedo di illuminare la saggezza di chi, dice la biografia, sa vivere

nella transizione: “jamais tout entier ici, jamais tout entier là”.

Meina, 16-18 Luglio 2010