Assoetica

Intervista a Hans Georg Gadamer

Hans Georg Gadamer
1900 – 2002
intervista del 10.2.2000

L’entrata nel nuovo millennio non mi emoziona, è solo in funzione di come si calcola il tempo. La paura è il concetto chiave del XX secolo. Oggi la morte potrebbe essere offerta nei grandi magazzini, noi vendiamo morte, ne facciamo un affare. Il mercato, globalizzandosi, espropria le economie nazionali e le tradizioni. Ma dobbiamo orientarci maggiormente all’America, anche per quel che concerne la formazione della loro identità culturale gli americani ci sono d’esempio. Le diverse culture non saranno omologate dal livellamento globale, questo non è ineluttabile. Soltanto una resistenza cosciente dischiude possibilità. Le forze europee della resistenza culturale sono sufficienti a contrastare l’americanizzazione? Ad arginare determinate esagerazioni, sì. Ma nella resistenza deve formarsi anche l’identità. Ho fiducia, il futuro dipende dalle origini. La filosofia dovrebbe ridestare la forza originaria creativa del linguaggio. La resistenza delle culture ostacolerà la formazione di una unica, di questa lingua mondiale. L’unica formazione elitaria è quella delle forze manageriali. D: non avremo bisogno anche di una nuova elite umanistica e spirituale? Dobbiamo guardare all’America. Là ci sono entrambe le cose, si è tornati a insegnare latino nelle scuole e c’è grande interesse per la filosofia; l’atomizzazione delle società e la dissoluzione della famiglia sono state contrattaccate da nuovi movimenti religiosi. La società democratica si basa su 3 premesse: cultura, educazione, famiglia. A lungo andare non sarà possibile sopravvivere soltanto con il calvinismo, ossia con l’etica protestante del profitto. Essa rappresenta un estremo. Non possiamo coltivare il livellamento: ci si può comprendere soltanto se si è diversi. L’ermeneutica serve soprattutto a questo: rifondare il rispetto verso l’altro sul presupposto che non si può mai dire tutto da soli. “ senza ricorrere al greco antico mi è pressoché impossibile una conversazione con qualcuno”. D: che cosa significa per lei il dolore? Il dolore è un dono della natura alla quale dobbiamo essere riconoscenti. La lotta al dolore è una follia, l’attutimento del dolore è l’opposto della guarigione. Bisogna spingersi avanti fino al punto in cui la salute trova la propria origine psichica. D: come organizza la sua giornata di lavoro? Sento i gatti strillare e mi dico ora bisogna che ti alzi. Raccolgo i miei pensieri guardando fuori dalla finestra, poi mi metto al lavoro. Spesso anche sei ore scorrono d’un fiato. Spendo gran parte del mio tempo a cercare ciò che ho smarrito. La consolazione è che mi capita di trovare ciò che consideravo irrimediabilmente perduto. D: trova tempo per la tv?- La televisione non conta nulla per me. …” la verità non può essere garantita da un metodo che mira al possesso dell’oggetto (scienza). La verità si svela nell’atto interpretativo che nella sua storicità trova la possibilità di un colloquio con la Tradizione (fusione di orizzonti) che è comprensibile non in quanto “essere” ma in quanto “linguaggio” …… Come Platone, posso soltanto dire: ” vedo che tutti gli Stati vengono male amministrati e per questo è giusto lavorare per la trasformazione della nostra coscienza, ossia fare filosofia”. comprendere significa anzitutto comprendersi sulla cosa, e solo in secondo luogo significa capire e distinguere le opinioni altrui in quanto tali. La prima fra tutte le condizioni ermeneutiche rimane dunque la pre – comprensione, che si radica nell’avere da fare con la medesima questione. Su questa base si determina quello che diventa realizzabile come senso unitario, e quindi anche l’applicazione del presupposto della perfezione. Il senso dell’appartenenza, cioè il momento della tradizione, si concreta così, nel rapporto storico-ermeneutico, nella forma del comune possesso di determinati pregiudizi fondamentali e costitutivi. L’ermeneutica deve muovere dal fatto che colui che si pone a interpretare ha un legame con la cosa che è oggetto di trasmissione storica e ha o acquista un rapporto con la tradizione che in tale trasmissione si esprime.